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Afghanistan e Pakistan: un conflitto in due Stati

Guardando la cartina delle attività dell’insorgenza in Afghanistan ed in Pakistan emerge abbastanza chiaramente che il Pashtunistan, zona a maggioranza Pashtun a cavallo della frontiera, è attualmente la regione più instabile dell’Asia centrale e meridionale. I vari gruppi insorgenti nei due paesi condividono molti tratti culturali, dalla lingua alle tradizioni, ma allo stesso tempo non rappresentano un movimento omogeneo e compatto. I diversi capi tribali, inoltre, si battono spesso per la leadership, ma ogniqualvolta la loro autonomia se non la loro stessa sopravvivenza è minacciata dall’esterno sono pronti a stringere alleanze strategiche, appellandosi al sostrato etnico e religioso che li accomuna. Non bisogna dimenticare, infine, che al-Qaida è nata proprio in quest’area negli anni ’80 e ’90 come una combinazione di tradizioni religiose locali (Deobandi) e lontane (Salafismo saudita) e che, durante i quasi vent’anni d’attività sul campo, l’organizzazione di Osama bin Laden ha contribuito a reclutare jihadisti dall’Asia centrale e dal mondo arabo, diventati nel frattempo degli attori politici rilevanti per gli equilibri locali. I sempre più frequenti raid dei droni americani e dell’esercito di Islamabad nelle zone tribali pakistane sembrano aver convinto i nuovi leader del movimento talebano in Pakistan ad abbandonare per il momento il sostegno ai loro alleati in Afghanistan per concentrare i propri sforzi contro il neo-costituito governo di Zardari (vedovo di Benazhir Bhutto in carica dal 6 settembre 2008), accusato di essere niente più di un esecutore degli ordini imposti dalla Casa Bianca. L’attentato costato la vita a Benazhir Bhutto, quello al quale è scampato il Primo ministro Yusuf Raza Gilani e l’ultimo, devastante, al Marriott Hotel, lasciano pochi dubbi sul fatto che il quadro istituzionale pakistano rischia di implodere e di favorire l’ascesa al potere delle fazioni fondamentaliste islamiche: diversi centri di studi strategici internazionali riportano che la talebanizzazione è ormai un fenomeno consolidato nel nord-ovest del paese e che ormai interessa anche grandi città come Peshawar.Per questi motivi riteniamo che la guerra contro l’insorgenza talebana sia in realtà un conflitto dislocato in due Stati, contro un insieme non omogeneo di gruppi con agende politiche diverse, ma capaci di stringere alleanze funzionali per vincere una battaglia se non la guerra. La nostra interpretazione si scontra con quella più diffusa dai mass-media e nei think tank che dipingono i talebani come un fenomeno peculiare dell’Afghanistan, probabilmente perché negli anni ’90 l’attenzione si era focalizzata sull’arretratezza, la brutalità e l’oscurantismo del regime del Mullah Omar. Di contro, a noi sembra che gli attentati avvenuti negli ultimi mesi in Pakistan e India dimostrino i limiti di un tale approccio che non spiega la nascita e la strategia del movimento ‘neo-talebano ’, il quale sembra prevedere lo spostamento progressivo dell’asse del jihad da Kabul a Islamabad e, alla luce dei recenti attentati, forse anche Mumbai.

Autore: Piero Spinucci, Ermete Mariani

Sommario


1. Un conflitto in due stati
2. Talebani: origini, emirato islamico e ritorno all’insorgenza
2.1. Diffusione dell’Islam radicale in Asia centrale e nel sub continente indiano
2.2. La talebanizzazione dell’Asia meridionale
2.3. La JUI: da movimento marginale ad attore politico di primo piano
2.4. L’emirato islamico del Mullah Omar
2.5. L'intervento delle truppe americane nel 2001
2.6. L’involuzione dei talebani: il ritorno a movimento insorgente
3. Afghanistan: dai vecchi ‘signori della guerra’ ai ‘neo-talebani’
3.1. Hizb-e Islami, il movimento di Hekmatyar
3.2. I talebani del Mullah Omar
3.3. La rete di Jalaluddin e Sirajuddin Haqqani
3.4. Le organizzazioni criminali e il traffico di droga
4. Pakistan: le zone tribali e il nuovo fronte di al-Qaida
4.1. FATA e NWFP: ‘zone depresse’ mai controllate dal governo
4.2.a Cenni storici e sistema politico
4.2.b Popolazione
4.2.c Economia
4.3. Tehrik-e Taleban-e Pakistan: un movimento disomogeneo ma ancora temibile
4.3.a Scontri per la leadership tribale
4.4. Al-Qaida e i combattenti stranieri
4.4.a Gli uzbeki e al-Qaida: rapporti ai minimi storici con le tribù
4.5. L’ISI, la zona d’ombra del governo pakistano
5. Sintesi: ‘neo talebani’ e recrudescenza del conflitto
6. Conclusioni

 

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